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Jacopo Manuèl Maria di Sabatino

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Re e Mendicanti

Sic transit gloria mundi !

 
 
 
20 Ottobre 998

Mio Signore quello che ho fatto non è degno del Vostro perdono e io non lo chiedo e non Vi chiedo nulla, se non l'Amore Paterno del quale siete portatore. Mediterò su quello che ho fatto, sul motivo e sui modi nel silenzio del Eremo. La mia lingua non parlerà se non quando sarà il momento e consacro la mia voce alla Vostra Volontà superiore...
 
 
 
 
Pietro Teodori, detto il Boia
 

Pietro Teodori nasce nella notte del decimo giorno di Settembre del 970 a Mentana, non lontano da Roma, in uno dei rami secondari della famiglia dei Crescenzi. Secondo ed ultimo figlio di Fulco Teodori ed Elmina di Spoleto, non ebbe mai l’opportunità di conoscere la madre: ella infatti morì poche ore dopo averlo dato alla luce, a causa delle complicanze di un parto estremamente lungo e difficile. Vedendolo come è oggi, molti dei suoi detrattori non esitano ad affermare che sua madre sia stata la sua prima vittima.

Rimasto lontano dal padre, trasferitosi a Roma per insegnare al primogenito Lucio la sottile arte della politica, o come affermarono le malelingue per abbandonarsi al libertinaggio, Pietro passò i primi anni della vita circondato da pochi servitori e da un precettore svogliato e poco abile. Non appena si presentò una occasione per abbandonare quella vita triste e frustrante, il giovane Pietro fece di tutto per prenderla al volo. Tale occasione si verificò nelle festività della Pasqua del 979, quando i fratelli di sua madre giunsero da Spoleto per far visita ai Teodori e per conferire con Fulco. In quell’occasione Pietro conobbe suo zio Guido, uomo di grande carisma e abile soldato di ventura. 

Pietro, che aveva passato gli anni dell’infanzia privo di una valida figura di riferimento, rimase impressionato dai modi dell’uomo e fece di tutto per poter ripartire assieme allo zio ed essere da lui avviato alla vita militare. Nonostante non avesse alcun riguardo per le opinioni del figlio, Fulco aveva già deciso di instradare il ragazzo alla vita militare e fu più che felice di delegare la sua educazione allo zio Guido, e di risparmiare il denaro con cui avrebbe dovuto pagare un istruttore esterno alla famiglia. Ironia della sorte, a prescindere da tutti i fatti accaduti, Pietro non dimenticò mai quell’unico atto di generosità concessogli dal padre.

Negli anni successivi il giovane seguì lo zio nei suoi continui spostamenti, assistendolo prima come aiutante da campo, poi come apprendista e infine come compagno d’arme. Combattendo con lo zio Pietro apprese l’arte delle armi e, cosa assai più importante, imparò a conoscere i lati più oscuri dell’animo umano. La grande maggioranza degli scontri a cui Pietro prese presto parte furono poco più che scaramucce locali, ma mostrarono comunque al ragazzo le cose più orribili di cui può essere capace un uomo. Lentamente ma inesorabilmente, tutti quegli anni segnati da rischi e da incertezze trasformarono un ragazzo riflessivo e riservato in un uomo inarrestabile, che preferiva di gran lunga essere temuto che amato.

Accadde però che a seguito di alcune ferite debilitanti Guido, che non era più giovanissimo, convinse Pietro ad accompagnarlo a Roma, affinché potesse abbandonare i campi di battaglia per sempre e proseguire la sua vita come precettore di giovani cadetti. Pietro manifestò il suo malcontento, ma capì che un periodo della sua vita stava giungendo al termine e accettò la richiesta del suo mentore. Giunto a Roma nel 995, Pietro decise di restare ancora una volta vicino allo zio; riuscì ad unirsi alla milizia cittadina e iniziò a fare carriera facendo leva sul suo essere cugino di Giovanni il Nomentano (Crescenzio II). Come tutti sanno, voci e dicerie hanno sempre impiegato poco tempo per diffondersi nella Città Eterna, e non passò molto prima che Lucio Teodori, fratello di Pietro, fosse informato della ricomparsa del fratello creduto oramai scomparso. Desideroso di riunire la famiglia per aumentarne la potenza, o forse solo di gettare la sua influenza sulla rapida ascesa del fratello, Lucio tentò più volte di convincere Pietro a cooperare, ma tutti i tentativi furono vani. Convinto che Pietro fosse intenzionato a prendere il suo posto come rappresentante dei Teodori, decise di rimuoverlo dalla scena e inviò un nutrito drappello d’arresto per condurlo in prigione. La reazione di Pietro fu tremenda e, non appena le guardie dei Crescenzi tentarono di prenderlo in custodia, la situazione degenerò in un bagno di sangue. Con l’aiuto di un piccolo gruppo di guardie cittadine a lui fedeli sbaragliò il drappello d’arresto, e dopo aver raggiunto la dimora romana dei Teodori massacrò tutti gli occupanti, lasciando Lucio per ultimo. Quella notte quell’uomo feroce prese il suo nuovo nome, quella notte Roma vide l’ascesa di Pietro il Boia.

Poco tempo dopo suo cugino Giovanni, ora Crescenzio II, riuscì a rintracciarlo e in cambio del suo silenzio sui fatti di quella notte ottenne la sua collaborazione per il più ardito dei piani: far sollevare la popolazione per cacciare il Papa da Roma. Sorprendentemente, e forse anche grazie al contributo di Pietro il piano riuscì, ma scatenò una serie di eventi che cambiarono radicalmente la situazione politica. Essere cugino del Nomentano divenne improvvisamente qualcosa da nascondere, e motivo di fuga..

Sebbene possa sembrare calmo e distaccato, Pietro Teodori è un uomo impetuoso e inarrestabile. Poche cose della vita hanno presa sul suo animo, ma se qualcosa desta il suo interesse o smuove i suoi sentimenti si può star sicuri che farà tutto ciò che è umanamente possibile per ottenerla. Pietro non è un uomo con cui è facile scendere a patti, e se davvero desidera qualcosa è molto più probabile che si adoperi per ottenerla direttamente piuttosto che impantanarsi in lente trattative. Per lui ogni confronto è una guerra: se vale la pena di combatterla la si deve vincere, altrimenti è inutile entrare in conflitto.

Inoltre, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe da un uomo del suo lignaggio, Pietro non è molto interessato a ricchezze, agi o influenza politica. Questo non vuol dire che non ne conosca o che non ne apprezzi i vantaggi. A questo punto si potrebbe incappare nello stesso errore che hanno fatto molti avversari di Pietro, ovvero quello di sottovalutarlo credendolo solo un barbaro assetato di sangue. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità: egli è infatti un uomo che conosce bene sia gli usi della società nobile sia i fini spesso poco nobili a cui tali usi sono indirizzati, e nonostante abbia imparato ad avere dei modi sbrigativi e di certo non brilli per tatto, Pietro è comunque in grado di presenziare in maniera appropriata a qualunque occasione formale. A onor del vero poi, egli non ha sviluppato indiscutibili abilità marziali, ottime doti di comando e un comportamento spietato perché ami il campo di battaglia o perché provi piacere nello stroncare vite; lo ha fatto perché ha compreso che solo con tali strumenti un uomo del suo tempo può mantenersi indipendente nelle idee e nelle azioni.

Hanno probabilmente ragione però coloro che dicono che Pietro è un uomo senza pace, che potrebbe finire col rimanere intrappolato in quegli stessi strumenti da lui creati per affrontare la vita. Crescere sui campi di battaglia gli ha si insegnato che gli uomini sono capaci di tutto, ma anche che nutrire eccessivo attaccamento per le persone può facilmente essere causa di dolore e morte. Ha perso molti compagni d’arme, e col passare del tempo è giunto alla conclusione che l’unico modo per non perdere anche l’anima sia quello di non legarsi mai davvero a nessuno. Pietro è vincolato indissolubilmente alla guerra, e troppo spesso finisce per portarla dentro di sè anche nei momenti di tranquillità. E’ proprio in quei momenti che la sua reputazione mostra il lato peggiore, in quanto fa si che le persone, esclusi ovviamente i pochi fidati, cerchino di avere a che fare con lui il minimo indispensabile. Anche quando la sua reputazione non lo precede, spesso sono i suoi comportamenti e il suo modo di pensare a generare effetti simili. Stabilire cosa davvero desideri Pietro non è una cosa facile, ed è possibile che in cuor suo non lo sappia nemmeno lui..

 

 

 

La famiglia Crescenzi è in pericolo: l'Imperatore Ottone III ha già ottenuto la testa dell'antipapa e ora cerca gli altri membri della famiglia. Gli ultimi mesi sono stati assai concitati, fatti di incontri e di accordi, in parte saltati in parte da concludere. Non sei d'accordo con la linea perseguita dal Nomentano: dopo la fuga di Crescenzio, il vecchio capo e guida storica della famiglia, il tuo parente persegue solo la vendetta e non c'è niente di più sbagliato. Politica ed emozioni sono incompatibili: occorre freddezza e Giovanni in questo momento ha la testa piena di sangue e la bile che lo rode da dentro. Vuole screditare la figura del protetto dell'Imperatore: si tratta dell'attuale vescovo di Ravenna, tale Gerberto d'Aurillac, futuro candidato al trono di Roma. Anche se è vero che chi controlla il Papa, controlla l'Europa, è altrettanto vero che bisogna sopravvivere per godere i frutti di un albero non ancora maturo: per questo hai contattato alcune persone vicine al Duca di Spoleto, braccio destro dell'Imperatore in Italia, per organizzare un primo incontro e gettare le basi di una possibile alleanza. Dalla tua hai la possibilità non solo di aizzare le famiglie patrizie romane ( che comunque attualmente non sono molto agitate, piuttosto impaurite per quello che è accaduto all'antipapa e per le ire dell'Imperatore ), ma anche quella di “ convincere ” molti vescovi romani ad appoggiare ufficialmente e non per paura la politica imperiale. Ovviamente questo tuo punto di vista non è assolutamente ben visto dal Nomentano, con il quale hai cercato un aperto dialogo: il sangue gli ha annebbiato la vista e fatto dimenticare la ragione e tu non puoi che fare quello che lui non è in grado di fare, assecondandolo per quanto possibile..

La situazione dei Crescenzi è tragica e il tuo obiettivo è quella di cercare di tirarla su: tuo cugino vuole che qui tu recuperi un testo posseduto da un eremita del posto ( le informazioni sono arrivate al Nomentano da un suo contatto presso l'abbazia di San Clemente a Casauria e ignori come le abbia ottenute ); ritieni però che sia il caso di cercare nuovi alleati all'interno del panorama italiano e sei venuto qui in zona proprio per incontrare Uberto d'Etruria, della famiglia del Duca di Spoleto, per cercare possibili alleati nella lotta contro l'Impero. I Crescenzi non sanno nulla di tutto questo e non è il caso che lo sappiano !

 

 

 

 

Dal diario del Boia al Nomentano:

 

Ave, Caesar ! Morituri te salutant !

 

Imbratto codesta cartapecora con inchiostro verboso e.. folle, man mano che i cinque giorni di marcia che mi separano dalla mèta sfumano e la fatica forzata e.. sobillata dalla pazzia mi dedica istanti d'agognata tregua. Il giorno è quello successivo al die previsto del mio approdo all'eremo sul lago, il Ducato di Spoleto a Occidente e lo Stato Pontificio a Oriente. Gaetano Marini ed Eriberto da Spoleto smontano l'accampamento, vogliosi d'obliare il loro ricordo degli imprevisti nel dimenticatoio e di voltare le spalle all'inferno testimoniato a spese della loro lucidità, spirituale e terrena. Mezzo giro di clessidra ci separa dalla partenza, giacchè non commetteremo l'errore d'attardarci: la notte è periglio di gran lunga più terrificante di quanto possiate indovinare nei Vostri giochi più perversi..

 

Uberto d'Etruria è venuto a mancare al nostro incontro segreto. Non paventate, la mia fonte di informazioni è stata ben pagata, o forse minacciata ad uopo: Ermanno Migliorati ha fatto le veci della famiglia del Ducato di Spoleto, illuminandomi sulla sorte del suo drappello d'avanscoperta menato a rendere sicuri i sentieri in vista del suo arrivo qui. Sterminato, non fosse che per un unico superstite, probabilmente rinchiuso a vita in un monastero di clausura o alla mercè della clemenza degli uomini di chiesa: vaneggiava circa una bestia enorme e feroce. Eresie, pensai in cuor mio, strani sberleffi del caso velati dietro i timori reverenziali di dimenticati dei pagani. Il maligno, confesserebbe ritrito nella propria debole fede un timorato di dio, adesso. Cedetti alla mia ignoranza, dando a tutto ciò un peso dal sapore dell'indifferenza e dell'insofferenza, dentro di me. Ne sto pagando le conseguenze. Perchè Vi rendo nota la mia volontà d'imbastire alleanze comuni contro il Sacro Romano Impero, quando mi comandaste di scomodarmi verso insignificanti lidi onde recuperare quel tomo, senza scadere nella mia infuocata e fiammeggiante convizione della necessità d'intavolare fronti armati verso l'Impero Ottomano..? Poichè, finalmente, Voi e io possiamo non scontrarci bensì incontrarci..

 

Siete in procinto di custodire un grave segreto, insieme a me, ai miei due fratelli d'arme e a Ermanno Migliorati: Animus Fati è il titolo del libro, i cui precetti vengono distribuiti in almeno tre volumi. Ve ne concedo conoscenza, sebbene indugi sulla Vostra ignarità al riguardo, a mani vuote: sono convinto di meritare il Vostro perdono, dato che l'ultima pagina di uno dei manuali è in possesso del frate che sono in procinto di scortare verso un'altra abbazia, lì ove, spero con le cattive più che con le buone maniere, il silenzio di un bibliotecario è destinato a essere interrotto da me, me, che ambisco a risalire alla lista dei nomi di quanti abbiano usufruito della consulenza dell'Animus Fati nel corso del tempo. Sappiate questo, per il momento: G.D.A. è la sigla che accompagna un marchio esoterico a piè di quell'unica pagina, le cui righe rimandano al bisogno di un cifrario che, ne sono tristemente certo, è intimamente vincolato ai vezzi di una mente distorta e orribile assai. Quella di Nicola della Fiamma, se così per davvero si chiama, un negromante a dire dei conigli impauriti che mi trascino dietro, poveri disgraziati troppo ottusi da non scorgere quanta dannazione preceda i passi che sto per compiere..

 

L'altra faccia della medaglia del segreto, richiede il massimo sforzo della mente Vostra. Trattatemi pure quale insano egocentrico, osate osarlo, e sprofonderete nella più miserevole delle mancanze, costringendomi a evitarVi in questo giogo di potere:

 

Il lago,

di notte,

vomitò fuori empi e satanici gorgoglii,

mietendo vittime in ordalie a me ancora aliene e imponderabili.

Reclamò la carne dei più deboli,

fra cui quella del mio contatto all'eremo,

quella di Francesco dei Marsi e di quanti altri sventurati siano stati consumati dalla brama di conoscenza,

poichè tanto offre l'Animus Fati,

nevvero..?

E sconfinata,

per giunta.

Ponderate,

per un attimo,

oltre le nebbie della Vostra sete di vendetta nei confronti di chi riteniate V'abbia offeso e,

sangue del mio sangue,

riposate lo sguardo sulle oceaniche possibilità offerte dalle righe pagane.

Se non ne periremo,

le meriteremo.

Che tutto il resto viva di sodomia !

L'incontro segreto era una farsa,

volevano vendermi al nemico,

ebbene sto ancora saldo e su due piedi,

testimone di anime dannate che ritrovano l'eterno riposo una volta violate,

una volta dimorato il pensiero sulle rovinose pagine.

Deboli,

nient' altro più di ciò sono stati !

Ma non io,

non noi,

per Roma !

 

Sono stanco, ma è tempo di mettersi in viaggio. Attendete mie nuove che, me ne scampi, non tarderanno tantomeno mancheranno. A testimoniare la veridicità della mia persona, allego quel disegno di cui mi voleste detentore.

 

 

IL BOIA

 

La città dei gemelli

 
 
 
 
 
Ti hanno picchiato, sono stati i tuoi fratelli ?
 
Si. Ma a te hanno fatto di peggio..
 
Sono quelle le tombe dei bamini deformi ? Sono nati morti ? Oppure..
 
Non chiederlo, Sally..
 
E il nostro che era sano non avrà nemmeno una tomba qui con loro.
 
Ma in compenso l'avremo noi..
 
Gli raccontiamo una fiaba prima di dormire ?
 
Certo.
 
 
C'era una volta uno strano paese fatto di regole che non si potevano infrangere,
dove vivevano trentatrè uomini e trentatrè donne,
non uno di più,
non una di meno.
A ogni morte corrispondeva una vita,
a ogni vita corrispondeva una morte,
e sui visi di tutti erano impressi i lineamenti di due giovani,
che avevano commesso il peccato di amarsi troppo..
 
 
 

Quo vadis, baby ?

 
 
 
 
 
I due opposti che, inevitabilmente, s'incontrano al centro..
 
 
 
 
Gemelli

Le opposizioni dal Sagittario vi porteranno insofferenza,
e qualche voglia di fuga.
Non sottraetevi al confronto,
invadendo l’altro con un fiume di parole,
ma cercate di comprenderne le motivazioni.
 
 
 
 
Sagittario

A metà settimana si profila un momento in cui ci potrà essere un incontro dal passato,
un’emozione.
Cercate di allinearvi su ciò che veramente sentite,
veramente volete,
ed esprimetelo senza paura di sembrare “deboli”.
 
 
 

Il Mare non lo sa

 
 
 
 
 
Il tuo Nome non muore mai davvero,
il Mare non lo sa..
 
.. e jo continuerò a disegnarlo,
finchè lui si stancherà.
 
 
 
 
 
 

Chimera

 
 
 
 
 
Birra di color ambrato,
prodotta con puro malto d'orzo.
Al naso esprime profumi soavemente mielosi e fruttati,
mentre in bocca sprigiona calore e seduzione,
terminando con una secchezza appagante.
 
Lei è il nostro sogno irraggiungibile,
la compagnia che abbiamo sempre cercato e che forse non troveremo mai.
Una birra dedicata a tutti quelli che hanno ancora voglia di sognare e he non smetteranno mai di cercare la felicità che meritano.
 
Illuso per una notte, felice per tutta la vita..
 
 
 
 
 
 
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