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Sic transit gloria mundi !20 Ottobre 998
Mio Signore quello che ho fatto non è degno del Vostro perdono e io non lo chiedo e non Vi chiedo nulla, se non l'Amore Paterno del quale siete portatore. Mediterò su quello che ho fatto, sul motivo e sui modi nel silenzio del Eremo. La mia lingua non parlerà se non quando sarà il momento e consacro la mia voce alla Vostra Volontà superiore... Pietro Teodori, detto il Boia
Pietro Teodori nasce nella notte del decimo giorno di Settembre del 970 a Mentana, non lontano da Roma, in uno dei rami secondari della famiglia dei Crescenzi. Secondo ed ultimo figlio di Fulco Teodori ed Elmina di Spoleto, non ebbe mai l’opportunità di conoscere la madre: ella infatti morì poche ore dopo averlo dato alla luce, a causa delle complicanze di un parto estremamente lungo e difficile. Vedendolo come è oggi, molti dei suoi detrattori non esitano ad affermare che sua madre sia stata la sua prima vittima. Rimasto lontano dal padre, trasferitosi a Roma per insegnare al primogenito Lucio la sottile arte della politica, o come affermarono le malelingue per abbandonarsi al libertinaggio, Pietro passò i primi anni della vita circondato da pochi servitori e da un precettore svogliato e poco abile. Non appena si presentò una occasione per abbandonare quella vita triste e frustrante, il giovane Pietro fece di tutto per prenderla al volo. Tale occasione si verificò nelle festività della Pasqua del 979, quando i fratelli di sua madre giunsero da Spoleto per far visita ai Teodori e per conferire con Fulco. In quell’occasione Pietro conobbe suo zio Guido, uomo di grande carisma e abile soldato di ventura. Pietro, che aveva passato gli anni dell’infanzia privo di una valida figura di riferimento, rimase impressionato dai modi dell’uomo e fece di tutto per poter ripartire assieme allo zio ed essere da lui avviato alla vita militare. Nonostante non avesse alcun riguardo per le opinioni del figlio, Fulco aveva già deciso di instradare il ragazzo alla vita militare e fu più che felice di delegare la sua educazione allo zio Guido, e di risparmiare il denaro con cui avrebbe dovuto pagare un istruttore esterno alla famiglia. Ironia della sorte, a prescindere da tutti i fatti accaduti, Pietro non dimenticò mai quell’unico atto di generosità concessogli dal padre. Negli anni successivi il giovane seguì lo zio nei suoi continui spostamenti, assistendolo prima come aiutante da campo, poi come apprendista e infine come compagno d’arme. Combattendo con lo zio Pietro apprese l’arte delle armi e, cosa assai più importante, imparò a conoscere i lati più oscuri dell’animo umano. La grande maggioranza degli scontri a cui Pietro prese presto parte furono poco più che scaramucce locali, ma mostrarono comunque al ragazzo le cose più orribili di cui può essere capace un uomo. Lentamente ma inesorabilmente, tutti quegli anni segnati da rischi e da incertezze trasformarono un ragazzo riflessivo e riservato in un uomo inarrestabile, che preferiva di gran lunga essere temuto che amato. Accadde però che a seguito di alcune ferite debilitanti Guido, che non era più giovanissimo, convinse Pietro ad accompagnarlo a Roma, affinché potesse abbandonare i campi di battaglia per sempre e proseguire la sua vita come precettore di giovani cadetti. Pietro manifestò il suo malcontento, ma capì che un periodo della sua vita stava giungendo al termine e accettò la richiesta del suo mentore. Giunto a Roma nel 995, Pietro decise di restare ancora una volta vicino allo zio; riuscì ad unirsi alla milizia cittadina e iniziò a fare carriera facendo leva sul suo essere cugino di Giovanni il Nomentano (Crescenzio II). Come tutti sanno, voci e dicerie hanno sempre impiegato poco tempo per diffondersi nella Città Eterna, e non passò molto prima che Lucio Teodori, fratello di Pietro, fosse informato della ricomparsa del fratello creduto oramai scomparso. Desideroso di riunire la famiglia per aumentarne la potenza, o forse solo di gettare la sua influenza sulla rapida ascesa del fratello, Lucio tentò più volte di convincere Pietro a cooperare, ma tutti i tentativi furono vani. Convinto che Pietro fosse intenzionato a prendere il suo posto come rappresentante dei Teodori, decise di rimuoverlo dalla scena e inviò un nutrito drappello d’arresto per condurlo in prigione. La reazione di Pietro fu tremenda e, non appena le guardie dei Crescenzi tentarono di prenderlo in custodia, la situazione degenerò in un bagno di sangue. Con l’aiuto di un piccolo gruppo di guardie cittadine a lui fedeli sbaragliò il drappello d’arresto, e dopo aver raggiunto la dimora romana dei Teodori massacrò tutti gli occupanti, lasciando Lucio per ultimo. Quella notte quell’uomo feroce prese il suo nuovo nome, quella notte Roma vide l’ascesa di Pietro il Boia. Poco tempo dopo suo cugino Giovanni, ora Crescenzio II, riuscì a rintracciarlo e in cambio del suo silenzio sui fatti di quella notte ottenne la sua collaborazione per il più ardito dei piani: far sollevare la popolazione per cacciare il Papa da Roma. Sorprendentemente, e forse anche grazie al contributo di Pietro il piano riuscì, ma scatenò una serie di eventi che cambiarono radicalmente la situazione politica. Essere cugino del Nomentano divenne improvvisamente qualcosa da nascondere, e motivo di fuga.. Sebbene possa sembrare calmo e distaccato, Pietro Teodori è un uomo impetuoso e inarrestabile. Poche cose della vita hanno presa sul suo animo, ma se qualcosa desta il suo interesse o smuove i suoi sentimenti si può star sicuri che farà tutto ciò che è umanamente possibile per ottenerla. Pietro non è un uomo con cui è facile scendere a patti, e se davvero desidera qualcosa è molto più probabile che si adoperi per ottenerla direttamente piuttosto che impantanarsi in lente trattative. Per lui ogni confronto è una guerra: se vale la pena di combatterla la si deve vincere, altrimenti è inutile entrare in conflitto. Inoltre, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe da un uomo del suo lignaggio, Pietro non è molto interessato a ricchezze, agi o influenza politica. Questo non vuol dire che non ne conosca o che non ne apprezzi i vantaggi. A questo punto si potrebbe incappare nello stesso errore che hanno fatto molti avversari di Pietro, ovvero quello di sottovalutarlo credendolo solo un barbaro assetato di sangue. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità: egli è infatti un uomo che conosce bene sia gli usi della società nobile sia i fini spesso poco nobili a cui tali usi sono indirizzati, e nonostante abbia imparato ad avere dei modi sbrigativi e di certo non brilli per tatto, Pietro è comunque in grado di presenziare in maniera appropriata a qualunque occasione formale. A onor del vero poi, egli non ha sviluppato indiscutibili abilità marziali, ottime doti di comando e un comportamento spietato perché ami il campo di battaglia o perché provi piacere nello stroncare vite; lo ha fatto perché ha compreso che solo con tali strumenti un uomo del suo tempo può mantenersi indipendente nelle idee e nelle azioni. Hanno probabilmente ragione però coloro che dicono che Pietro è un uomo senza pace, che potrebbe finire col rimanere intrappolato in quegli stessi strumenti da lui creati per affrontare la vita. Crescere sui campi di battaglia gli ha si insegnato che gli uomini sono capaci di tutto, ma anche che nutrire eccessivo attaccamento per le persone può facilmente essere causa di dolore e morte. Ha perso molti compagni d’arme, e col passare del tempo è giunto alla conclusione che l’unico modo per non perdere anche l’anima sia quello di non legarsi mai davvero a nessuno. Pietro è vincolato indissolubilmente alla guerra, e troppo spesso finisce per portarla dentro di sè anche nei momenti di tranquillità. E’ proprio in quei momenti che la sua reputazione mostra il lato peggiore, in quanto fa si che le persone, esclusi ovviamente i pochi fidati, cerchino di avere a che fare con lui il minimo indispensabile. Anche quando la sua reputazione non lo precede, spesso sono i suoi comportamenti e il suo modo di pensare a generare effetti simili. Stabilire cosa davvero desideri Pietro non è una cosa facile, ed è possibile che in cuor suo non lo sappia nemmeno lui..
La famiglia Crescenzi è in pericolo: l'Imperatore Ottone III ha già ottenuto la testa dell'antipapa e ora cerca gli altri membri della famiglia. Gli ultimi mesi sono stati assai concitati, fatti di incontri e di accordi, in parte saltati in parte da concludere. Non sei d'accordo con la linea perseguita dal Nomentano: dopo la fuga di Crescenzio, il vecchio capo e guida storica della famiglia, il tuo parente persegue solo la vendetta e non c'è niente di più sbagliato. Politica ed emozioni sono incompatibili: occorre freddezza e Giovanni in questo momento ha la testa piena di sangue e la bile che lo rode da dentro. Vuole screditare la figura del protetto dell'Imperatore: si tratta dell'attuale vescovo di Ravenna, tale Gerberto d'Aurillac, futuro candidato al trono di Roma. Anche se è vero che chi controlla il Papa, controlla l'Europa, è altrettanto vero che bisogna sopravvivere per godere i frutti di un albero non ancora maturo: per questo hai contattato alcune persone vicine al Duca di Spoleto, braccio destro dell'Imperatore in Italia, per organizzare un primo incontro e gettare le basi di una possibile alleanza. Dalla tua hai la possibilità non solo di aizzare le famiglie patrizie romane ( che comunque attualmente non sono molto agitate, piuttosto impaurite per quello che è accaduto all'antipapa e per le ire dell'Imperatore ), ma anche quella di “ convincere ” molti vescovi romani ad appoggiare ufficialmente e non per paura la politica imperiale. Ovviamente questo tuo punto di vista non è assolutamente ben visto dal Nomentano, con il quale hai cercato un aperto dialogo: il sangue gli ha annebbiato la vista e fatto dimenticare la ragione e tu non puoi che fare quello che lui non è in grado di fare, assecondandolo per quanto possibile.. La situazione dei Crescenzi è tragica e il tuo obiettivo è quella di cercare di tirarla su: tuo cugino vuole che qui tu recuperi un testo posseduto da un eremita del posto ( le informazioni sono arrivate al Nomentano da un suo contatto presso l'abbazia di San Clemente a Casauria e ignori come le abbia ottenute ); ritieni però che sia il caso di cercare nuovi alleati all'interno del panorama italiano e sei venuto qui in zona proprio per incontrare Uberto d'Etruria, della famiglia del Duca di Spoleto, per cercare possibili alleati nella lotta contro l'Impero. I Crescenzi non sanno nulla di tutto questo e non è il caso che lo sappiano !
Dal diario del Boia al Nomentano:
Ave, Caesar ! Morituri te salutant !
Imbratto codesta cartapecora con inchiostro verboso e.. folle, man mano che i cinque giorni di marcia che mi separano dalla mèta sfumano e la fatica forzata e.. sobillata dalla pazzia mi dedica istanti d'agognata tregua. Il giorno è quello successivo al die previsto del mio approdo all'eremo sul lago, il Ducato di Spoleto a Occidente e lo Stato Pontificio a Oriente. Gaetano Marini ed Eriberto da Spoleto smontano l'accampamento, vogliosi d'obliare il loro ricordo degli imprevisti nel dimenticatoio e di voltare le spalle all'inferno testimoniato a spese della loro lucidità, spirituale e terrena. Mezzo giro di clessidra ci separa dalla partenza, giacchè non commetteremo l'errore d'attardarci: la notte è periglio di gran lunga più terrificante di quanto possiate indovinare nei Vostri giochi più perversi..
Uberto d'Etruria è venuto a mancare al nostro incontro segreto. Non paventate, la mia fonte di informazioni è stata ben pagata, o forse minacciata ad uopo: Ermanno Migliorati ha fatto le veci della famiglia del Ducato di Spoleto, illuminandomi sulla sorte del suo drappello d'avanscoperta menato a rendere sicuri i sentieri in vista del suo arrivo qui. Sterminato, non fosse che per un unico superstite, probabilmente rinchiuso a vita in un monastero di clausura o alla mercè della clemenza degli uomini di chiesa: vaneggiava circa una bestia enorme e feroce. Eresie, pensai in cuor mio, strani sberleffi del caso velati dietro i timori reverenziali di dimenticati dei pagani. Il maligno, confesserebbe ritrito nella propria debole fede un timorato di dio, adesso. Cedetti alla mia ignoranza, dando a tutto ciò un peso dal sapore dell'indifferenza e dell'insofferenza, dentro di me. Ne sto pagando le conseguenze. Perchè Vi rendo nota la mia volontà d'imbastire alleanze comuni contro il Sacro Romano Impero, quando mi comandaste di scomodarmi verso insignificanti lidi onde recuperare quel tomo, senza scadere nella mia infuocata e fiammeggiante convizione della necessità d'intavolare fronti armati verso l'Impero Ottomano..? Poichè, finalmente, Voi e io possiamo non scontrarci bensì incontrarci..
Siete in procinto di custodire un grave segreto, insieme a me, ai miei due fratelli d'arme e a Ermanno Migliorati: Animus Fati è il titolo del libro, i cui precetti vengono distribuiti in almeno tre volumi. Ve ne concedo conoscenza, sebbene indugi sulla Vostra ignarità al riguardo, a mani vuote: sono convinto di meritare il Vostro perdono, dato che l'ultima pagina di uno dei manuali è in possesso del frate che sono in procinto di scortare verso un'altra abbazia, lì ove, spero con le cattive più che con le buone maniere, il silenzio di un bibliotecario è destinato a essere interrotto da me, me, che ambisco a risalire alla lista dei nomi di quanti abbiano usufruito della consulenza dell'Animus Fati nel corso del tempo. Sappiate questo, per il momento: G.D.A. è la sigla che accompagna un marchio esoterico a piè di quell'unica pagina, le cui righe rimandano al bisogno di un cifrario che, ne sono tristemente certo, è intimamente vincolato ai vezzi di una mente distorta e orribile assai. Quella di Nicola della Fiamma, se così per davvero si chiama, un negromante a dire dei conigli impauriti che mi trascino dietro, poveri disgraziati troppo ottusi da non scorgere quanta dannazione preceda i passi che sto per compiere..
L'altra faccia della medaglia del segreto, richiede il massimo sforzo della mente Vostra. Trattatemi pure quale insano egocentrico, osate osarlo, e sprofonderete nella più miserevole delle mancanze, costringendomi a evitarVi in questo giogo di potere:
Il lago, di notte, vomitò fuori empi e satanici gorgoglii, mietendo vittime in ordalie a me ancora aliene e imponderabili. Reclamò la carne dei più deboli, fra cui quella del mio contatto all'eremo, quella di Francesco dei Marsi e di quanti altri sventurati siano stati consumati dalla brama di conoscenza, poichè tanto offre l'Animus Fati, nevvero..? E sconfinata, per giunta. Ponderate, per un attimo, oltre le nebbie della Vostra sete di vendetta nei confronti di chi riteniate V'abbia offeso e, sangue del mio sangue, riposate lo sguardo sulle oceaniche possibilità offerte dalle righe pagane. Se non ne periremo, le meriteremo. Che tutto il resto viva di sodomia ! L'incontro segreto era una farsa, volevano vendermi al nemico, ebbene sto ancora saldo e su due piedi, testimone di anime dannate che ritrovano l'eterno riposo una volta violate, una volta dimorato il pensiero sulle rovinose pagine. Deboli, nient' altro più di ciò sono stati ! Ma non io, non noi, per Roma !
Sono stanco, ma è tempo di mettersi in viaggio. Attendete mie nuove che, me ne scampi, non tarderanno tantomeno mancheranno. A testimoniare la veridicità della mia persona, allego quel disegno di cui mi voleste detentore.
IL BOIA
La città dei gemelliTi hanno picchiato, sono stati i tuoi fratelli ?
Si. Ma a te hanno fatto di peggio..
Sono quelle le tombe dei bamini deformi ? Sono nati morti ? Oppure..
Non chiederlo, Sally..
E il nostro che era sano non avrà nemmeno una tomba qui con loro.
Ma in compenso l'avremo noi..
Gli raccontiamo una fiaba prima di dormire ?
Certo.
C'era una volta uno strano paese fatto di regole che non si potevano infrangere,
dove vivevano trentatrè uomini e trentatrè donne,
non uno di più,
non una di meno.
A ogni morte corrispondeva una vita,
a ogni vita corrispondeva una morte,
e sui visi di tutti erano impressi i lineamenti di due giovani,
che avevano commesso il peccato di amarsi troppo..
Quo vadis, baby ?I due opposti che, inevitabilmente, s'incontrano al centro..
Gemelli
Le opposizioni dal Sagittario vi porteranno insofferenza, e qualche voglia di fuga.
Non sottraetevi al confronto,
invadendo l’altro con un fiume di parole,
ma cercate di comprenderne le motivazioni.
Sagittario
A metà settimana si profila un momento in cui ci potrà essere un incontro dal passato, un’emozione.
Cercate di allinearvi su ciò che veramente sentite,
veramente volete,
ed esprimetelo senza paura di sembrare “deboli”.
ChimeraBirra di color ambrato,
prodotta con puro malto d'orzo.
Al naso esprime profumi soavemente mielosi e fruttati,
mentre in bocca sprigiona calore e seduzione,
terminando con una secchezza appagante.
Lei è il nostro sogno irraggiungibile,
la compagnia che abbiamo sempre cercato e che forse non troveremo mai.
Una birra dedicata a tutti quelli che hanno ancora voglia di sognare e he non smetteranno mai di cercare la felicità che meritano.
Illuso per una notte, felice per tutta la vita..
DruidoLa furia di una tempesta,
la forza delicata del sole mattutino,
l'astuzia della volpe,
la potenza dell'orso,
tutto questo e anche di più è sotto il potere del druido.
Tuttavia,
il druido afferma di non avere alcun potere sulla natura.
Quest'affermazione,
sostiene,
è la sciocca diceria di un abitante della città.
Il druido prende il suo potere non dal dominio sulla natura,
ma dal suo essere una cosa sola con essa.
Agli intrusi nel bosco sacro di un druido e a coloro che provocano la sua collera questa distinzione sembrerà eccessivamente sottile.
I druidi vanno all'avventura per acquisire conoscenze ( soprattutto su animali e piante a loro sconosciute ),
e potere.
Talvolta,
i loro superiori richiedono i loro servigi.
I druidi possono anche usare il loro potere contro quanti minacciano le cose a loro care,
che comprendono più spesso boschetti di alberi secolari o montagne impraticabili che non persone.
Se da una parte i druidi accettano ciò che è orribile e crudele in natura,
dall'altra odiano ciò che è innaturale,
comprese le aberrazioni o i non morti.
Talvolta compiono missioni punitive contro queste creature,
in particolare quando gli abomini invadono i loro territori.
I druidi custodiscono e tramandano la loro arte divinatoria,
sebbene molti traggano incanti dal potere della natura piuttosto che dai pantheon pagani.
Le loro magie sono orientate verso la natura e gli animali,
acquisendo una crescente gamma di capacità,
compresa quella di assumere la forma degli animali.
Le protezioni dei druidi sono limitate dai loro giuramenti tradizionali,
evitando di trasportare molto metallo lavorato poichè interferirebbe con la natura pura e primitiva che cercano di incarnare.
I druidi,
in armonia con l'indifferenza fondamentale della natura,
devono mantenere almeno qualche forma di distacco.
Per questo devono essere neutrali su almeno uno degli assi,
se non entrambi.
Come la natura comprende dicotomie di vita e morte,
bellezza e orrore,
pace e violenza,
così due druidi possono manifestare diversi o anche opposti allineamenti e fare ancora parte della tradizione druidica.
Un druido venera la natura su tutto.
Egli può acquisire le sue capacità straordinarie dalla forza della natura stessa oppure da una divinità della natura.
Il tipico druido aspira a una spiritualità mistica di unione trascendentale con la natura,
piuttosto che alla devozione per un'entità divina.
Sebbene l'organizzazione sia invisibile a molti estranei che considerano solitari i druidi,
questi fanno parte di una società che si estende in tutti i territori ignorando le frontiere politiche.
Un futuro druido è introdotto in questa società attraverso rituali segreti che comprendono prove a cui non tutti sopravvivono.
Solo dopo aver raggiunto un certo livello di competenza al druido è permesso di muoversi autonomamente.
Tutti i druidi sono nominalmente membri della società druidica,
anche se alcuni vivono così isolati da non aver mai visto membri di alto rango nè partecipato a riunioni druidiche.
Ciò nonostante,
tutti i druidi si considerano sorelle e fratelli,
ma in quanto vere creature del mondo selvatico,
talvolta,
sono in competizione tra loro o addirittura si comportano come prede e predatori.
I druidi possono vivere in piccole città,
ma trascorrono sempre buona parte del loro tempo in zone disabitate.
Anche grandi città altrimenti circondate da terre coltivate a perdita d'occhio spesso hanno nelle vicinanze dei boschi druidici,
piccoli rifugi selvatici in cui vivono i druidi e che essi proteggono fieramente.
Vicino alle città costiere il rifugio è spesso su di un'isola in cui i druidi possono trovare l'isolamento di cui hanno bisogno.
Elfi e gnomi hanno una certa affinità con i territori naturali e generalmente sono druidi.
Anche umani e mezzelfi molto spesso sono druidi e i druidi sono particolarmente comuni tra gli umani selvaggi.
Nani,
mezzuomini e mezzorchi,
invece,
sono raramente druidi.
Pochi umanoidi selvaggi sono accolti nella società druidica,
tranne gli gnoll che hanno tra di loro un buon contingente di druidi malvagi,
tanto da essere accettati ma non accolti a braccia aperte.
I druidi condividono con guardaboschi e barbari la venerazione per la natura e una certa affinità con i territori selvaggi.
Non comprendono i tipici modi urbani di un ladro e considerano la magia arcana disgregante e un pò repellente.
I tipici druidi disprezzano la devozione dei paladini e dei cavalieri per gli ideali astratti invece che per il mondo reale.
Tuttavia,
sono abituati ad accettare la diversità e raramente si sentono offesi dagli altri,
neanche da coloro particolarmente diversi da loro.
Ci fu un tempo,
riflessi di fantasie fà,
in cui la smeraldina e tangente linea di confine fra la dimensione del piccolo popolo e quella degli uomini,
volutamente collassò su se stessa e verso l'altrove,
distraendo coloro che scoprivano distanze dentro sè dall'inventare l'allucinazione collettiva delle religioni,
legiferate dal tedioso vincolo del bisogno di.. razionalità.
E i druidi sopravvivono,
inconsapevoli stazioni relè che emanano il sapore della disfatta di quel giogo,
ripetendo il segnale ovunque e a chiunque li ascolti,
poco conta se a fin di bene o a fin di male.
Eppure,
nelle notti innevate e lacerate dai picchi dei bastioni montanari,
nei giorni ammantati e velati da arabescate folate di luce,
nei mari oceanici e nei laghi metropolitani,
nelle foreste di pietra e nei crocicchi dagli svii d'edera,
quel richiamo echeggia,
emergendo dalla più imponderabile e innocentemente selvaggia delle mie speranze..
Rituale runico della forgiaCerca il cuore della montagna.
Estrailo l'ultimo giorno della terza luna.
Alimenta la fornace a mezzanotte.
Quando il metallo brilla di rosso.
Battilo prima dell'alba.
Sette volte ripiega il metallo incandescente su se
stesso.
Sette volte intona il canto della forgia.
Raffredda nel sangue di un drago.
Smorza rovente nel mercurio di Karak Ungol.
Compì ciò nel nome di Haki il progenitore.
Tempra nell'acqua del Varn.
Affila la lama sul corno di un drago.
La terza luna d'inverno, incidi la runa assassina.
Consacra con sangue di troll, ucciso nel giorno di
Grugni.
Fascia l'elsa con pelle di drago, le scaglie all'interno.
Fregia l'impugnatura con oro di Azgal, legalo con
metallo Azul.
Imprimi il segno di Grimnir sul pomello zanna
d'Orco.
Battezza con la birra sull'altare di Valaya.
Uccidere un troll di notte renderà la runa
risplendente.
Per mille anni.
Di passaggioDomi l'onda morente verso finali sponde,
naufragata nelle intolleranze di quel vagare,
non più tiro somme nel mio cuore,
quale uomo sbiadisce nel tuo mare..?
Emergi da convinzioni e svincoli il giogo,
eccitata dall'orlo del tempo,
scansi l'agrodolce, aliena patina indolente al di là di bordi sacri,
confidando al poi un segreto mai spento..
Eppure nell'altrove eppure nell'altroquando,
deja vù cavalcano conforti al galoppo,
scelgo un tuffo all'incontrario,
pur d'ancorarmi a quell'oceanico, placentato mare..
Quando l'anima sorge,
la realtà cede..
Sponda plutonianaNella plutoniana Sponda della Notte,
con spinte ascenzionali in fuga..
.. nero Oceano stellato,
nelle mie viscere piantato,
come iridescente freccia di Vita..
Carizzi R'amuri (Es-souk) - AgricantusRi notti cavaleri spuntanu ri vausi
firrianu ntunnu ntunnu ballanu si priparanu i viu paittiri spiriscinu nto sonnu accussì abbannunata cunta – ntunnu terra abbruciata sutta nfunnu scavannu acqua jlata nzemmula beni e mali. Es-souk si inchi u cori si inchi ri occhi nivuri Es-souk si inchi mi runi carezzi r'amuri. Ntunnu ntunnu o focu fannu u me nomi ballannu mi chiamanu sugnu ammira tant'anni passati menzu a ventu e suli si senti l'amuri comu scuma ri mari. Ti nsunnava vulannu supra na naca r'acqua occhi chini ri siti ballanu si priparanu i viu paittiri spiriscinu nto sonnu accussì addumata cunta – vampi i focu nni runa sutta nfunnu scavannu signali r'amuri nzemmula beni e mali. Es-souk si inchi.. La strega e Re Artù" Un giorno, il giovane Re Artù fu catturato e imprigionato dal
sovrano di un regno vicino. Mosso a compassione dalla gioia di vivere del giovane, piuttosto che ucciderlo, gli offrì la liberta`, a patto, però, che rispondesse a un quesito molto difficile: << Cosa vogliono veramente le donne ? >> Artù avrebbe avuto a disposizione un anno, trascorso il quale, nel caso in cui non avesse trovato una risposta, sarebbe stato ucciso. Un quesito simile avrebbe sicuramente lasciato perplesso anche il più saggio fra gli uomini e al giovane Artù sembrò una sfida impossibile. Tuttavia, avendo come unica alternativa la morte, Artù accettò la proposta,
e fece ritorno al suo regno. Ivi giunto, iniziò a interrogare chiunque: la principessa, le prostitute, i sacerdoti, i saggi, le damigelle di corte e via dicendo, ma nessuno seppe dargli una risposta soddisfacente. Ciò che la maggior parte della gente gli suggeriva era di consultare una vecchia strega, poiché solo lei avrebbe potuto fornire la risposta,
ma a caro prezzo,
dato che la strega era famosa in tutto il regno,
per gli esorbitanti compensi che chiedeva per i suoi consulti.
Il tempo passò.. E giunse l`ultimo giorno dell`anno prestabilito,
così che Artù non ebbe altra scelta che andare a parlare con la vecchia strega, che accettò di rispondere alla domanda, solo a patto di ottenere la mano di Gawain,
il piu nobile dei Cavalieri della Tavola Rotonda, nonchè migliore amico di Artù !
Il giovane Artù provò orrore a quella prospettiva.. La strega aveva una gobba ad uncino, era orrenda, aveva un solo dente,
puzzava di acqua di fogna e spesso faceva anche dei rumori osceni !
Non aveva mai incontrato una creatura tanto ripugnante. Percio si rifiutò di accettare di pagare quel prezzo e di condannare, cosi`,
l`amico a sobbarcarsi un simile fardello !
Gawain, venuto al corrente della proposta,
volle parlare ad Artù dicendogli che nessun sacrificio era troppo grande per salvare la vita del suo Re e la Tavola Rotonda,
e che quindi avrebbe accettato, di buon grado,
di sposare la strega .
Il loro matrimonio fu pertanto proclamato, e la strega finalmente rispose alla domanda:
<< Ciò che una donna vuole veramente è: essere padrona della propria vita >> Tutti concordarono sul fatto che dalla bocca della strega era uscita senz' altro una grande verità e che sicuramente la vita di Artù sarebbe stata risparmiata. Infatti il sovrano del regno vicino risparmiò la vita ad Artù, e gli garantì piena libertà.
Ma che matrimonio avrebbero avuto Gawain e la strega ? Artù si sentiva lacerato fra sollievo e angoscia, mentre Gawain si comportava come sempre, gentile e cortese.
La strega al contrario esibì le sue peggiori maniere.. Mangiava con le mani, ruttava e petava,
mettendo tutti a disagio.
La prima notte di nozze era vicina, e Gawain si preparava a trascorrere una nottata orribile,
ma alla fine prese il coraggio a due mani, ed entrò nella camera da letto,
ma.. Che razza di vista lo attendeva !
Dinnanzi a lui, discinta,
sul talamo nuziale,
giaceva semplicemente la più bella donna che avesse mai visto ! Gawain rimase allibito, e non appena ritrovò l`uso della parola,
( il che accadde dopo diversi minuti ), chiese alla strega cosa le fosse accaduto. La strega rispose che era stato talmente galante con lei quando si trovava nella sua forma repellente, che aveva deciso di mostrarglisi nel suo altro aspetto,
e che per la metà del tempo sarebbe rimasta così, mentre per l`altra metà, sarebbe tornata la vecchiaccia orribile di prima.
A questo punto la strega chiese a Gawain quale dei due aspetti avrebbe voluto che ella assumesse di giorno, e quale di notte. Che scelta crudele ! Gawain iniziò a pensare all`alternativa che gli si prospettava: una donna meravigliosa al suo fianco durante il giorno, quando era con i suoi amici, e una stregaccia orripilante la notte ? O forse la compagnia della stregaccia di giorno e una fanciulla incantevole di notte, con cui dividere i momenti di intimità ?
Voi cosa avreste fatto ? La scelta di Gawain è distante solo un paio di righe.. Ma non leggete, finchè non avrete fatto la vostra scelta !
Il nobile Gawain disse alla strega che avrebbe lasciato a lei la possibilità di decidere per se stessa.
Sentendo ciò, la strega gli sorrise,
e gli annunciò che sarebbe rimasta bellissima per tutto il tempo,
proprio perchè Gawain l`aveva rispettata, e l`aveva lasciata essere padrona di se stessa !
La morale di questa storia ? Non importa se la tua donna è bella o brutta, se è intelligente o stupida.. In fondo in fondo è sempre una strega ! " Meglio non dire..Pensiero stupendo..
.. nasce un poco strisciando..
.. si potrebbe trattare di Bisogno d'Amore..
.. meglio non dire..
LunaticaLunatica di C n
" Inesistente giornata più strana.
Brillano; poi affogano, gli occhi. Lavora; poi ozia, la bocca. Corre; poi dorme, il cuore. Di nuovo brillano. Di nuovo dorme. E ancora. " Delicatissimi, romantici, con Bach come primo punto di riferimento, il trio napoletano Ashram si presenta nel 2006 con questo secondo episodio “Shining Silver Skies” per la portoghese Equilibrium Music, la bellezza di quattro anni dopo che il gruppo aveva fatto il proprio ingresso sulle scene con il buonissimo debut omonimo, pubblicato dalla francese Prikosnovenie.
Formatisi nel ’97 come duo (voce e pianoforte), il gruppo ha successivamente incamerato stabilmente nel proprio sound l’esperto violino di Alfredo Notarloberti, e, in occasione del proprio debutto, anche il violoncello di Leonardo Massa, che ritorna come ospite anche su questo nuovo capitolo della band. I musicisti offrono tutti una prestazione eccellente a livello tecnico, ma ciò che più colpisce è il profondo impatto emozionale della musica degli Ashram, estremamente sentita e spirituale, a tratti angelica ed a tratti malinconica, ma sempre guidata da una fortissima ispirazione. La proposta del gruppo partenopeo è quella che potremmo definire moderna ‘musica da camera’, soffici intrecci di pianoforte, archi e voce per una creazione di musica Neo-classica di livello sorprendente, totalmente acustica e di grande compostezza ed omogeneità. Primo punto a favore del disco è l’angelica prestazione del vocalist Sergio Panarella, che, a volte in punta di piedi ed altre volte in modo più imponente, si districa con leggerezza sugli accordi del pianoforte di Luigi Rubino, per recitare i testi (tutti in inglese) della band, superbamente spalleggiato dal violino di Notarloberti che crea le giuste risposte ai dolci rintocchi del pianoforte e si propone spesso in primo o secondo piano con melodie da brividi, prendendo nei brani strumentali il totale controllo del sound del gruppo, come accade nelle soavi “Maria and the Violin's String” e “Il Mostro” (il cui giro di piano iniziale mi ha ricordato, nel feeling, “A Gothic Love Song” di Current 93); Luigi Rubino e i suoi tasti d’avorio, invece, hanno il compito di tessere le melodie su cui la voce di Panarella si può muovere, come accade in “All’Imbrunire”, duetto fra i vocalizzi di Sergio e le nostalgiche soluzioni armoniose di Luigi. A variare la formula, una chitarra acustica si aggiunge al piano in tracce quali “Lady” o la romantica “Last Kiss”, mentre si segnala per un leggero mutamento stilistico la decima “Tango para Mi Padre y Marialuna”, in cui seduta al pianoforte troviamo l’ospite Martina Mollo, a graziare un brano in cui tocchi latini vengono rivisti in ottica classica. Praticamente nulle le critiche da muovere al disco: impeccabili sotto il profilo tecnico, gli Ashram sono abilissimi nel loro stile e da lì non si distanziano, rendendo il disco leggermente più ostico a chi non è avvezzo a sonorità simili; tuttavia, “Shining Silver Skies” è di sicuro interesse grazie a composizioni eccellenti e prestazioni strumentali senza sbavature e parti vocali personali e di gran sentimento; inoltre i brani sono tutti di durata abbastanza contenuta (solo uno su quattordici supera i quattro minuti), cosa che rende il disco ‘abbordabile’ e poco pesante. Il disco si chiude con l’ennesima carezza, “Ultimo Carillon”, con un Luigi Rubino sugli scudi, e sono costretto a ridestarmi dai sogni romantici in cui ero scivolato per consigliare il disco a chi cerca musica limpida, delicata, sentita, pura, e non si pone problemi ad abbandonare le chitarre e le batterie del Rock per sollevarsi dolcemente, per volare in alto, lontano dai soffocanti ritmi della vita quotidiana, e per sognare volando fra nuvole, tramonti e “scintillanti cieli d’argento”. Ricercato, maturo ed emozionante. Ashram - Maria and the Violin's String -> http://www.youtube.com/watch?v=J68MSRCu0NM
Sshh..Tutto ciò che amai, jo non lo amai da solo..
.. siamo Acqua e Fuoco..
Room of Angel
You lie silent there before me
your tears may mean nothing to me now the wind howling at the window the Love you never gave I give to you Really don't deserve it but now there's nothing you can do so sleep in your only memory of me my dearest mother Here's a lullaby to close your eyes (goodbye) it was always you that I despised I don't feel enough for you to cry (oh well) here's a lullaby to close your eyes (goodbye) goodbye.. goodbye.. So insignificant sleeping dormant deep inside of me are you hiding away lost under the sewers maybe flying high in the clouds Perhaps you're happy without me so many seeds have been sown in the field and who could sprout up so blessedly if I had died I would have never felt sad at all you will not hear me say I'm sorry where is the light I wonder if it's weeping somewhere Here's a lullaby to close your eyes (goodbye) it was always you that I despised I don't feel enough for you to cry (oh well) here's a lullaby to close your eyes (goodbye) goodbye.. goodbye.. L'esigenzaL’esigenza di unirmi ogni volta con te
e ogni volta mostrare la mia vanità Come dolce follia
s’interessa di me Ma se è amore perdonami
perché unendo divido anche il mondo a metà forse è un angelo che si diverte così Miele nel vino tu sei piccola venere l’indifferenza ti fa altissima E chiamai disordine quelle armonie in me credevo all’abitudine Le parole amore mio serviranno a fingere che voglia non ho più di te I discorsi che faccio quando sto con me sono esempi perfetti di banalità se non parlo con te se non parlo di te Ogni istante decidere ma il mio corpo è imperfetto e non basta più a sé e’ una sete che so non mi lascerà più Miele nel vino tu sei piccola venere l’indifferenza ti fa altissima E chiamai disordine quelle armonie in me credevo all’abitudine Le parole amore mio
serviranno a fingere che voglia non ho più di te di Te.. Imperfette imperfezioni..Sorriso.
Timore al timone di nuvola soffiata da sbuffo amichevole,
che sbiadisce per poi sorprendere poco dopo,
in compagnia.
Ma muta,
il riflesso del timore.
In armonica dissonanza a forma di chiave.
Una chiave di volta,
tremula perchè sommersa da lago,
notturno e languido,
senza fumi e rossori.
Si veleggia oltre l'arcata e la si spalanca con dolcezza,
ancorando questa fantasia all'evidenza scolpita istanti prima del volo.
Però mi manchi lo stesso..
.. ogni tempo che il crepuscolo avanza come erede senza gloria di danza gonfia di soffici veli,
baciati dall'aurora,
orma dopo orma del tuo vagare.
Che speranza,
che sorpresa,
jo ti vengo incontro..
alla mia buona Stella
Vite Perdute.. dai Riflessi di una Donna..
Distrai la Mente dal Giogo eterno,
di lamento e compianto non cercare ritegno, labirinti infiniti, stradelli senza uscita ed è la tua Vita quando è amara Partita. Pedine di Sorti che non vantano Eroi, perduti nel senno dell`Onore di poi, vittorie e sconfitte armate di lama, in nome di un Dio che ne detta la Trama. Ma cosa rimane quando il Tuono si smorza? Soltanto un Sussurro: che la Vita era nostra. L.D. Forse un mattino andando in un'aria di vetroForse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi vedró compirsi il miracolo: il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro di me, con un terrore di ubriaco. Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto. Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andró zitto tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto. ( Eugenio Montale, Ossi di Seppia )
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